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Home Area Legale Agende Legali Notiziario Legale Luglio 2022
Notiziario Legale Luglio 2022 PDF Stampa E-mail
Giovedì 21 Luglio 2022 16:44

 

STUDIO ROMANO  LEGAL

Contenzioso Tributario

ACCERTAMENTO ANTE TEMPUS

(CTR Sicilia– Sentenza n. 4829/1 del 23.05.2022)

E’ illegittimo l’avviso di accertamento che sia emesso prima della scadenza del termine di 60 giorni dalla data di rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte dell’organo di controllo, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza.

Questa decisione sposa appieno l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 15843/2020, secondo la quale l'art. 12, comma 7 dello Statuto del Contribuente deve essere interpretato nel senso che l'inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'avviso di accertamento scaturente dal verbale redatto a conclusione dell’attività di controllo, determina di per sé, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, l'illegittimità dell'atto impositivo emesso "ante tempus".

Il termine, infatti, è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, che costituisce primaria espressione dei principi costituzionali di collaborazione e buona fede tra amministrazione e contribuente.

La ragione d’urgenza, inoltre, deve ricorrere “nella concreta fattispecie e all'epoca di tale emissione, deve essere provata dall'ufficio” (Cass. Ord. 23.7.2020, n. 15843).

DOCUMENTI IN LINGUA STRANIERA NEL PROCESSO TRIBUTARIO

(Corte di Cassazione   – Ordinanza n. 5279/5 del 17.02.2022)

Nel processo tributario, come in quello civile, l’obbligatorietà della lingua italiana opera solo per gli atti processuali,  non anche per i documenti prodotti dalle parti.

Per questi ultimi il Giudice ha facoltà di nominare un traduttore, così come prescrive l’articolo 123 del Codice di Procedura civile.

Del traduttore si può fare a meno se non ci sono contestazioni in merito ai contenuti in lingua straniera, ma la sua nomina diventa obbligatoria nel momento in cui sorgono contestazioni sul contenuto degli stessi o il Giudice non conosca la lingua in cui essi sono redatti.

Questa ordinanza riforma un precedente orientamento (richiamato dal controricorrente) che riteneva necessaria, ai fini dell'utilizzo di documenti redatti in lingua straniera, la produzione di una traduzione giurata, ove il giudice non conoscesse la lingua (in materia Cass., Sez. I, novembre 1996, n. 10268; Cass., Sez. Lav., 18 gennaio 1994, n. 10831) e conferma ulteriormente il principio di acquisizione, secondo cui non si possono ritenere non acquisiti i documenti prodotti in lingua diversa dall’italiano (in materia diverse sentenze Cass. 17748/2021; 17172/2021; 24980/2020; 24729/2020)

 

RIDUZIONE DELLA TARI

(CTR Campania -  Sentenza n.3036/17 del 31.03.2022)

In tema di TARI, il soggetto che provvede all’esecuzione del servizio di smaltimento dei rifiuti attraverso una ditta privata ha diritto a una riduzione dell’imposta dovuta, ma non è esonerato dall’obbligo del pagamento del tributo.

Come è stato evidenziato dalla Cassazione, in tre recenti ordinanze del 2020, ovvero ordinanza n. 17334, n. 14907 e n. 9109, la tassa in questione è volta a consentire all’amministrazione di soddisfare un

bisogno primario di tutta la collettività. Non del singolo individuo. Leggiamo nell’ordinanza n. 17334 “ la tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l'utente utilizzi il servizio di smaltimento dei rifiuti, in quanto la ragione istitutiva del relativo prelievo sta nel porre le amministrazioni locali nelle condizioni di

soddisfare interessi generali della collettivitá, piuttosto che nel fornire, secondo una logica commutativa, prestazioni riferibili a singoli utenti."

Pertanto, l’omesso svolgimento del servizio di raccolta nella zona dove è collocato l’immobile a disposizione del contribuente non determina l’esenzione dalla tassa, ma solo la sua riduzione e sempre che il soggetto dia prova della sussistenza delle condizioni per beneficiarne.

 

 

 

SEZIONE LAVORO

 

 

GIUSTIFICATO MOTIVO SOGGETTIVO

(Corte di Cassazione   Ordinanza n. 19321/2022)

E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che, durante l’aspettativa ottenuta per gravi motivi familiari, svolge altra attività lavorativa.

Secondo i Giudici della Cassazione, così come secondo i giudici di merito, in questo caso sussiste il giustificato motivo soggettivo di licenziamento. A nulla rileva, come nel caso specifico, che il lavoratore in aspettativa  abbia prestato la propria opera presso l'impresa del coniuge.

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è stato ritenuto sanzione proporzionata all’inadempimento consistente, nell’aver svolto, nel periodo di tempo concesso in aspettativa per gravi motivi familiari, qualsiasi altra attività lavorativa.

INFORTUNIO DURANTE LO STAGE

(Corte di Cassazione –– Sez. lavoro Sentenza n.7093 del 1.03.2022)

In caso di infortunio sul lavoro durante il tirocinio formativo o lo stage, la responsabilità di cui al T.U. Sicurezza sul lavoro D. Lgs 81/08 ricade in capo al datore di lavoro. Gli obblighi di sicurezza nell’ambito dei tirocini o stage di studenti sono da ritenersi a carico dell’imprenditore o azienda ospitante, che dunque risulterebbero penalmente responsabili per l’infortunio verificatosi in azienda e per i danni dello studente in tirocinio formativo o dello stagista. Il giovane alle prese con l’alternanza scuola-lavoro o con i primi passi nel mondo del lavoro tramite stage, deve essere considerato al pari di un dipendente per quanto attiene alla sfera della sicurezza e tutela della salute.


LICENZIAMENTO PRIMA DELLA SENTENZA PENALE

(Corte di Cassazione – Sezione penale – Ordinanza n. 28368 del 15.10.2021)

Il datore di lavoro può licenziare il lavoratore per condotte penalmente rilevanti, qualora le stesse siano di tale gravità da determinare una situazione di improseguibilità, anche provvisoria, del rapporto.

Il licenziamento è stato riconosciuto come legittimo senza che sia necessario attendere la sentenza definitiva di condanna. In questa ipotesi resta priva di rilievo la circostanza per la quale il contratto collettivo di lavoro prevede la più grave sanzione disciplinare.

Questo il contenuto dell’ordinanza n. 28368 del 15 ottobre 2021, nella quale la Corte di Cassazione evidenzia altresì che “il principio costituzionale della presunzione di innocenza attiene alle garanzie relative all’esercizio dell’azione penale e non può quindi trovare applicazione analogica o estensiva in sede di giurisdizione civile, con riguardo alla materia delle obbligazioni e dei contratti; in particolare, detta presunzione non osta all’esercizio da parte del datore di lavoro della facoltà di recesso per giusta causa per comportamenti del lavoratore che possano integrare gli estremi del reato”,

 

Contenzioso Amministrativo

ANNULLAMENTO DI FINANZIAMENTO PUBBLICO

( Consiglio di Stato – Sez. II -  Sentenza n. 7426 del 15.03.2022)

L’amministrazione che si accorga tardivamente di aver concesso un finanziamento ad una società che in realtà aveva errato la domanda e lo annulla è ritenuta responsabile e tenuta a risarcire l’affidataria.

Il Consiglio di Stato, nella sentenza n. 7246 del 2019, pur ritenendo legittimo l’annullamento in autotutela dell’ammissione al finanziamento, ha comunque sanzionato la Pubblica Amministrazione ritenendo il suo operato contrario ai principi di correttezza e buona fede, in quanto l’Amministrazione si è avveduta dell’inammissibilità della domanda solo nella fase procedimentale successiva all’emanazione della delibera di ammissione, una volta decorsi ben cinque anni da tale delibera.

Tale comportamento amministrativo, secondo il Collegio, è in totale contrasto con i canoni di correttezza e buona fede sanciti dall’art. 1337 c.c., “essendosi verosimilmente ingenerato nella Società un ragionevole affidamento nella legittimità di tale delibera, e quindi nella circostanza di poter fruire il contributo nella misura indicata, tala da indurla a portare avanti la propria iniziativa imprenditoriale.

 

SVUOTAMENTO DELLE MANSIONI NEL PUBBLICO IMPIEGO

(Corte di Cassazione  – Ordinanza  n. 11499 del 08.04.2022)

Anche nel pubblico impiego, nel caso in cui un dipendente subisca sottrazione pressoché integrale delle funzioni da svolgere, la Pubblica Amministrazione è tenuta a ristorargli i danni patrimoniali e non patrimoniali arrecatigli dalla condotta illecita.

Condotta illecita che, ci tengono a precisare i Giudici, non integra la fattispecie di demansionamento.

Lo svuotamento dell’attività lavorativa, secondo quanto sostenuto dai Giudici della Cassazione, è sempre vietato anche nel pubblico impiego e dunque il dipendente che eventualmente lo subisca ha diritto a vedersi ristorati i danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla condotta illecita.

ACCESSO AGLI ATTI RIGUARDANTI IL FIGLIO MINORE

(T.A.R. Lazio –Sez. II bis- Sentenza n. 6849 del 19 giugno 2018)

I genitori hanno sempre il diritto di accedere agli atti scolastici che riguardano il figlio minore.

I genitori sono ritenuti titolari di un interesse qualificato a prendere visione degli atti relativi alle varie fasi di svolgimento dell’attività scolastica del figlio, purchè tali atti siano in diretta relazione con gli studi da questi compiuti e suscettibili di produrre effetti nella loro sfera di interessi.

Tale diritto non è condizionato ad un'eventuale autorizzazione da parte del tribunale, poichè la stessa veste di genitore legittima ad esercitare il diritto-dovere di vigilanza sull'educazione, sull'istruzione e sulle condizioni di vita del figlio anche attraverso la verifica delle concrete modalità d'inserimento nella scuola che frequenta.

La pretesa di un genitore di ottenere copia dei compiti svolti dal figlio e delle relative annotazioni valutative operate dai docenti, mira a prendere contezza delle carenze nell’apprendimento e nel processo cognitivo del figlio, a constatare quali possano essere le lacune culturali per organizzare eventuali percorsi privati di sostegno e recupero scolastico.

 

Varie

RESPONSABILITA’ DI SOCIETA’ CANCELLATA

(Corte Costituzionale –– Sezione penale – Sentenza n. 9006 del 17.03.2022)

La circostanza per la quale una società risulta cancellata dal Registro delle Imprese non la esonera dalla responsabilità in caso di reato ex art. 509 codice penale.

La commissione del reato di violazione delle norme previste in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui scaturisca la morte di una persona, espone la società a tutte le pene previste anche se la stessa risulta essere stata cancellata dal Registro delle Imprese.

Lo ha stabilito la quarta sezione penale della  Corte di Cassazione nella recentissima sentenza n. 9006 del 17 marzo 2022.

VIOLAZIONE CODICE STRADALE DEL MINORE

(Corte di Cassazione – Ordinanza n. 19619 del 17.06.2022)

Se il minore commette una violazione del Codice stradale la sanzione colpisce i genitori.

E’ quanto stabilito dai Giudici della Corte di Cassazione, nella recentissima ordinanza n. 19619.

Partendo dal presupposto che «in caso di violazioni amministrativa commessa da un minore di anni 18 della stessa risponde colui che era tenuto alla sorveglianza”, così come prescritto dall'articolo 2 della legge 689 del 1981 applicabile anche agli illeciti amministrativi previsti dal codice della strada, ne consegue che in caso di violazione commessa da minore, la contestazione deve avvenire nei confronti dei genitori, o di chi comunque ne sia tenuto alla sorveglianza, i quali ne rispondono a titolo personale e diretto per omissione della dovuta vigilanza.

Ferma restando la redazione dell’apposito verbale di accertamento, la contestazione ai genitori avviene attraverso la redazione di un apposito verbale, nel quale va enunciato il rapporto intercorrente con il minore che ne imponeva la sorveglianza al momento del  fatto “e la specifica attribuzione ad esso della responsabilità per illecito amministrativo” (Cassazione n 17189/2009)».

 

RISARCIMENTO AI FIGLI

(Corte di Cassazione –Ordinanza n.20264/2022)

E’ tenuto al risarcimento del danno in favore dei figli il padre che si sottragga, volontariamente, al mantenimento dei figli.

Così ha stabilito la suprema Corte nel corso di un giudizio, sancendo l’applicabilità al caso dell’articolo 709 ter c.p.c. che sancisce, tra le altre, la condannabilità del genitore a risarcire i figli in caso di gravi inadempienze nei loro confronti o di arrecato pregiudizio.

La condanna al pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria, prevista dal predetto articolo, può essere applicata a discrezione del giudice e non presuppone l’accertamento in concreto del pregiudizio subito dal minore. E’ sufficiente che il genitore abbia ostacolato il corretto svolgimento delle prescrizioni giudiziali.

A nulla vale peraltro, che nel frattempo l’altro genitore si sia attivato per sopperire alla mancanza.

 

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